Mittwoch, 11. Februar 2026

A proposito di donne: La cliente geniale. Sull’impostor syndrome e quando i “malati” sono gli altri

A proposito di donne: 

La cliente geniale. Sull’impostor syndrom e quando i “malati” sono gli altri

Una storia che molte donne conoscono

La sindrome dell’impostore colpisce molte donne di successo.

Donne che, invece di sentirsi arrivate, devono dimostrare sempre qualcosa a qualcuno.

E quel qualcosa non basta mai: deve essere fatto meglio degli altri. Deve essere superiore. Sempre.

Soprattutto se gli altri sono maschi.

Molte donne mi capisconao.

Io la chiamo la mia cliente geniale.

Il talento che sembra naturale

Fa tutto, come dicono i tedeschi, mit links: con facilità.

Fa le cose con una nonchalance disarmante, senza un minimo di vanto, come se quel compito lo facesse da sempre. Come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Solo che le sue mansioni si moltiplicano.

Negli anni mi ha confessato solo una parte delle cose che sa fare, oltre al suo mestiere – già di per sé geniale – in un mondo di uomini, naturalmente nell’ambito della ricerca avanzata che permette di salvare vite.

Oltre a ciò si dedica a un numero indefinito di attività che padroneggia con maestria: contabile, musicista, attrice, elettricista.

Le sa fare tutte. Bene. Subito. Senza sforzo apparente.

Eppure si vergogna anche a raccontarle.

Cosa succede quando il gruppo se ne accorge

Perché ha imparato cosa succede ogni volta.

Appena il gruppo capisce che è in grado di organizzare, coordinare, sistemare tutto, iniziano:

l’invidia,

le critiche sottili,

la svalutazione costante.

La demotivano.

La isolano.

Fino a escluderla.

E così lei continua a minimizzarsi.

A nascondersi.

A fingere di sapere meno di quello che sa.

Come se il problema fosse lei.

Quando, forse, il problema sono gli altri.

La sindrome dell’impostore è la convinzione persistente, nonostante prove evidenti di competenza, di non meritare il proprio successo.

Chi ne soffre attribuisce i risultati alla fortuna, al caso o all’errore di valutazione degli altri, e vive con la paura costante di essere “smascherato”.

Non si sente capace, anche quando lo è più di tutti.

È una dinamica che colpisce in modo particolare le donne di successo, cresciute nell’idea di dover sempre dimostrare di più, di dover essere migliori, impeccabili, inattaccabili.

Non basta essere brave.

Bisogna essere straordinarie. Sempre.

E paradossalmente, proprio le più competenti sono quelle che si sentono meno legittimate.

Le più capaci si percepiscono come impostore.

Le più geniali come “non abbastanza”.

Dove nasce tutto

Naturalmente il tutto è cominciato nell’infanzia.

Sin da piccola l’hanno cresciuta nella modestia.

A tacere sul suo rendimento scolastico.

A non dire quanto fosse brava.

Soprattutto per volontà della madre.

Nei confronti – manco a dirlo – dei fratelli maschi, colpevoli di essere solo normali.

Lei doveva abbassarsi per non umiliarli.

Ridursi per non ferirli.

Spegnersi per non superarli.

Imparare presto che eccellere è pericoloso.


Se fosse un uomo

Ma ci pensate se lei, la mia cliente, fosse un maschio?

Cosa ci sarebbe di strano?

Potrebbe sciorinare i suoi successi, nel lavoro e nel privato, senza problemi.

Sarebbero medaglie. Non colpe.

Sarebbe la moglie la prima a dire:

«Non riesco a stare dietro alle sue pubblicazioni. Quando torna a casa è fresco come una rosa, e mi aiuta anche a cucinare. Gioca coi bambini, fa mille attività creative con loro.

E quelle attività, certo, preferisce farle a teatro, dove stanno già andando in scena.

Mio marito ha le mani d’oro. Sa riparare qualsiasi cosa, qualsiasi elettrodomestico. Io non ho mai chiamato un idraulico, né un elettricista, né un imbianchino. Ha progettato lui il nostro ultimo appartamento.

Dicono che mi tradisce?

Certo. Un uomo così è facile preda della concupiscenza di uomini e donne.

Ma sapete com’è.

Io non mi sento affatto trascurata.

E sono convinta che la sua potenza sessuale sia pari alla sua intelligenza: non misurabile. Una di quelle che mandano in tilt i test di intelligenza.

Si circonda di giovani collaboratrici. È risaputo: nel suo campo le scoperte o si fanno sotto i trent’anni o non si fanno.

Come capisco che sia impossibile resistere al suo fascino. D’altronde ne sono vittima io ogni giorno.

Io sono molto contenta di avere un marito così.

Anche se ogni tanto arrivano le frecciatine. Sempre alla ricerca dei suoi punti deboli.

Perché un uomo così è un genio.»

Così direbbe la moglie di un genio.

Una donna genio, invece, diventa un problema.

L’invisibilità e il sospetto

Una donna che fa tutto da sola.

Che dedica la sua missione ad aiutare gli altri, oltre che a fare nuove scoperte.

Ma come donna, purtroppo, non può vivere serenamente nel suo stato geniale.

O si nasconde, perché ha imparato che è più sicuro così,

oppure si convince di essere lei quella sbagliata.

Lei è anche carina. Senza trucco sembra normalissima, come diventano molte donne dopo i trent’anni: invisibili.

Al liceo riusciva a prendere i voti migliori facendo finta di non studiare.

Non si perdeva un’occupazione, una manifestazione.

Faceva sport, musica, teatro. Tutto.

Eppure oggi l’invidia arriva prima della stima.

Chissà a chi l’ha data.

Chi gliele ha insegnate tutte quelle competenze.

Perché è sempre la preferita.

Perché è il riferimento ogni volta che scoppia una grana.

Ha dovuto aspettare i capelli bianchi perché non la scambiassero per una studentessa.

E comunque, per far carriera, non c’è mai spazio per lei.

Non c’è tempo per difenderla dal mobbing di qualche studente misogino.


Perché è venuta da me

«Se è tanto splendida, perché è venuta da te?»

Per colpa degli altri.

Perché non accettano che sia vera.

La invidiano prima ancora di conoscerla.

Ammirazione

Io non mi stanco di ammirarla.

Anche se non mi ha ancora confessato tutte le cose che le è capitato di fare con nonchalance.

Anche perché, secondo me, lei stessa non lo sa.

Io mi sono rassegnata:

a non sapere tutto quello che combina,

e ad abbracciarla virtualmente ogni volta che la vedo e ogni volta che la penso.

Spero che continui così.

E spero di conoscere altre donne come lei.

O perlomeno spero, con questo scritto, di incoraggiare noi donne a lasciare la sindrome dell’impostore a casa e che gli altri si taglino via la loro parte invidiosa, come dice il proverbio tedesco.

Io mi limito ad accertarmi che il numero delle vite che salva aumenti costantemente.

E non devo nemmeno fare lo sforzo di mascherare la mia ammirazione.

A volte fantastico che un giorno lo dica ad alta voce:

«Sì. Sono io. Quella del Nobel».


Keine Kommentare:

Kommentar veröffentlichen

Hinweis: Nur ein Mitglied dieses Blogs kann Kommentare posten.