Un Asperger come partner – Prima parte
A volte mi sento un po’ come la Bruzzone, che peraltro ammiro sempre di più.
Più conosco persone autistiche, meno riesco a vedere queste grandi differenze rispetto ai cosiddetti “neurotipici”, ai “normali”. Soprattutto quando si parla di relazioni a lungo termine.
Oggi parlo delle coppie in cui il maschio — o chi si sente il maschio della coppia — è Asperger.
Alle donne con un compagno Asperger dico: fate una prova.
Prendete dieci coppie che conoscete e confrontatele con la vostra relazione.
Scommetto che alla fine vi verrà in mente quel proverbio:
valgo poco se mi considero, valgo molto se mi confronto.
Oppure vi renderete conto che la vostra croce non è così pesante — o perlomeno non la cambiereste.
Per esempio scoprirete che il marito così charmant dell’amica non lavora: per questo è così rilassato e ha tempo di fare la corte a tutte le amiche passabili della moglie.
Il marito dell’altra non ha alcuna ambizione, lavora al di sotto delle sue capacità per arrivare a fine mese e la sera si ammazza col gaming.
Un altro dopo le 21:00 è fisso ubriaco.
Forse, come psicoterapeuta, ho uno sguardo un po’ selettivo.
Vedo tante storie, tanti retroscena, tante crepe dietro le facciate.
Coppie in cui, oltre la facciata del tempo libero condiviso, nel tran tran quotidiano lui prevarica.
Oppure è narcisista.
Oppure dominante.
Oppure uno scansafatiche cronico.
O ancora fobico, geloso patologico o dongiovanni professionale.
Naturalmente senza alcuna diagnosi ufficiale.
Eppure questi partner rientrano tutti nella categoria dei “neurotipici”. Nessuno li etichetta come problematici a priori.
Alla fine, se guardo con onestà, tra un partner Asperger e uno neurotipico rimane forse un 20% di differenza.
Ma gli altri partner sono davvero perfetti?
O semplicemente siamo più indulgenti con loro?
Perché non concediamo anche ai partner autistici lo stesso margine di diversità che tolleriamo negli altri?
E se parliamo di partner disfunzionali, allora dovremmo includere anche chi porta tratti ben più pesanti: dipendenze, narcisismo marcato, evitamento, aggressività.
Mi chiedo allora: perché le compagne di uomini Asperger si stancano prima, si esauriscono prima, li lasciano prima?
Perché con gli Asperger la fatica di tenere insieme il rapporto è più visibile, più dichiarata, mentre altre relazioni altrettanto disfunzionali resistono anni, trascinandosi lentamente verso lo stesso epilogo?
La mia ipotesi è questa:
con l’Asperger gli effetti della comunicazione disfunzionale sono immediati.
Le differenze sono esplicite, non mascherate.
Ogni giorno la partner riceve l’impressione di non essere capita — e si esaurisce prima di quanto accada con un compagno che la “intorta” con parole seduttive e scuse sempre diverse.
La sostanza, a ben guardare, non è poi così diversa.
Forse dovremmo smettere di chiederci se un partner Asperger sia troppo difficile e iniziare a chiederci cosa significhi davvero essere un buon partner.
Non perfetto. Solo umano. Con limiti, stranezze, fragilità. Come tutti.
Missing the point
Gli Asperger continuano, per così dire, a missing the point.
Colgono le parole, ma spesso mancano il sottotesto: gestualità, intonazione, implicito.
Restano accanto al significato esplicito ma scivolano fuori da quello implicito, da ciò che non viene detto ma che tutti si aspettano venga capito.
È un limite reale — inutile negarlo o romanticizzarlo — ed è quotidiano, perché direttamente proporzionale alla comunicazione interpersonale, soprattutto nella relazione privata.
Nel lavoro funziona meglio: lì la comunicazione deve essere chiara e obiettiva.
Una persona nello spettro può imparare un numero infinito di competenze sociali.
Osserva, memorizza, studia regole come un manuale.
Archivia frasi, copioni, formule di cortesia.
Ma la vita non è un copione.
I neurotipici non dicono mai la stessa cosa a persone diverse e cambiano opinione da un giorno all’altro anche con lo stesso interlocutore.
Il futuro, come per tutti noi, non è prevedibile.
Qui vedo la differenza decisiva:
i non autistici si adattano in tempo reale alla realtà, gli autistici ci mettono un po’.
E prima che si adattino al nuovo copione che la vita presenta, è già iniziato un altro film.
Davanti a un imprevisto il neurotipico improvvisa.
Mente se serve. Aggiusta la storia in tempo reale.
Esempio
Arrivi tardi al lavoro e hai già preparato la “bugia bianca”:
è morta la nonna.
Proprio davanti a te, un collega racconta al capo la stessa identica scusa.
Il neurotipico, in mezzo secondo, inventa qualcos’altro: guasto al treno, bambino malato, incidente.
Switch automatico. Creatività sociale istantanea.
L’Aspie invece arrossisce. Si blocca.
Aveva preparato quella versione e ora il copione non funziona più.
Non è questione di intelligenza, ma di flessibilità implicita.
Nella vita di coppia questa rigidità pesa.
Non nelle grandi cose, ma nelle mille micro-situazioni quotidiane:
capire che “non ho niente” significa “sono ferita, ma non ne voglio parlare”.
capire che “fai come vuoi” significa “scegli tu, ma fammi sentire importante”.
capire che oggi servirebbe una carezza senza doverla chiedere.
Per molte compagne questo lavoro di traduzione continua diventa estenuante.
Con un partner neurotipico molte cose restano implicite.
Con un partner Asperger devono diventare didascalie.
Non perché ami meno, ma perché ama in modo meno intuitivo, meno sincronizzato con il non detto.
Il paradosso è che questa stessa trasparenza può essere anche una qualità enorme:
meno intrighi, meno manipolazioni, meno bugie, più onestà e fedeltà.
Forse meno eleganza relazionale — ma anche meno teatro.
Il problema dei livelli comunicativi
Gli Asperger reagiscono alle emozioni più sul piano dei fatti che su quello dei sentimenti.
Non perché non abbiano emozioni, ma perché spesso non riescono a sentirle immediatamente: devono ragionarci.
Dove il neurotipico intuisce, l’Aspie analizza.
Per questo hanno bisogno di indicazioni verbali chiare: cosa dici davvero, non cosa alludi.
Il problema è che nella comunicazione quotidiana noi neurotipici siamo tutto tranne che chiari:
parliamo per contesti, sottintesi, tono di voce, gesti, micro-espressioni.
Un intero teatro parallelo.
Esempio semplice
Se dico:
«Sono vedova»
tutti sanno cosa rispondere:
«Mi dispiace.»
Se dico:
«Mio marito gode di ottima salute»
la risposta attesa è:
«Che bello, sono felice per voi.»
Ora complichiamo la scena (come nella vita reale)
Durante uno small talk dico:
«Per fortuna sono vedova» facendo contemporaneamente l’occhiolino.
Una neurotipica coglie subito il doppio livello e risponde ridendo:
«Beata te. Il mio purtroppo è sanissimo!»
Si crea complicità. Nessuno spiega nulla. È danza pura.
Un Asperger invece resta spiazzato:
sta dicendo la verità? sta scherzando? è cinica?
È come ricevere quattro canali radio contemporaneamente e doverli sintonizzare tutti in tempo reale.
Il momento emotivo
Una donna rientra a casa in lacrime:
«Il mio capo mi ha licenziata su due piedi. E la mia migliore amica era lì. Non ha reagito. Nemmeno un gesto.»
Cosa si aspetta in quel momento?
Non un’analisi logica.
Non: «Forse aveva ragioni organizzative.»
Non: «Cerchiamo un altro lavoro.»
Si aspetta risonanza emotiva:
«Che ingiustizia.»
«Povera te.»
«Deve essere stato terribile.»
Prima il cuore. Poi la testa.
Molti partner Asperger invece partono direttamente dal problem solving:
«Troverai di meglio.»
«Facciamo il curriculum.»
«Domani chiama l’ufficio legale.»
Sono anche buone idee.
Ma nel momento sbagliato.
La compagna pensa: non mi sente.
Lui pensa: sto aiutando.
Tante buone intenzioni, zero sintonizzazione.
Forse questa è la vera fatica:
non la mancanza d’amore, ma la mancanza di simultaneità emotiva.
Come ballare con qualcuno che sente una musica diversa.
Nota: Roberta Bruzzone, psicologa forense e criminologa molto presente nei media.
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