Montag, 21. Juli 2025

A proposito di Autismo: Hikikomori e PDA: Quando i figli comandano (e i genitori obbediscono) Riflessioni tra isolamento, gaming disorder e la nascita della "filiocrazia"

A proposito di Autismo: Hikikomori e PDA: Quando i figli comandano (e i genitori obbediscono)

Riflessioni tra isolamento, gaming disorder e la nascita della "filiocrazia"

Un ragazzo di 15 anni, chiuso in camera, collegato solo ai media.

Sul Corriere della Sera del 15 luglio 2025 è comparsa una storia che, purtroppo, non è più così rara. Un adolescente italiano, isolato da mesi, scollegato dalla scuola e dalla vita reale, immerso solo in videogiochi e relazioni virtuali. I genitori lo assecondano, le richieste spariscono, il mondo si riduce a uno schermo. Siamo di fronte a un classico caso di Hikikomori? O c’è qualcosa di più profondo?

Breve definizione di Hikikomori

Il termine giapponese Hikikomori descrive una condizione di ritiro sociale estremo, in cui una persona – spesso un adolescente o giovane adulto – si isola completamente dalla vita sociale e familiare per un periodo superiore a sei mesi, senza una motivazione psichiatrica primaria evidente.

Non è solo "ritiro sociale": è un’intera sindrome

Parlare semplicemente di “ritiro sociale” in questi casi è come dire che la cosa più evidente di Trump è il colore dei capelli. È un eufemismo. Dietro quel ragazzo ci sono segnali gravi: non va più a scuola, non mangia con i genitori, ha amici solo online, reagisce con rabbia quando gli tolgono il computer. Questo non è solo isolamento: è Gaming Disorder, è dipendenza dai media, è una forma di resistenza cronica alle richieste del mondo reale.

Hikikomori e PDA: cugini lontani ma molto vicini

Il fenomeno dell’Hikikomori – nato in Giappone, ma ormai diffuso ovunque – ha un "parente europeo": si chiama PDA (Pathological Demand Avoidance).

Breve definizione di PDA

Il PDA (Evitamento Patologico delle Richieste) è un profilo comportamentale caratterizzato da una resistenza estrema, spesso ansiosa, a qualsiasi forma di richiesta, anche apparentemente innocua. È stato inizialmente osservato all’interno dello spettro autistico, ma oggi si riconosce soprattutto in soggetti con tratti oppositivi, impulsivi e vulnerabili a livello emotivo. La sua espressione è favorita da un contesto educativo poco strutturato, in cui le richieste adulte vengono percepite come opprimenti e dove la cultura filiocratica – che mette il bambino al centro – rende difficile il contenimento.

Chi vive con un bambino con PDA lo sa: dire “no” è la norma. Il genitore evita perciò qualsiasi richiesta, anche le più innocue. Il bambino rifiuta regole, orari, compiti, persino giochi; se contraddetto, esplode. E spesso i genitori, esasperati, cedono. Così nasce una dinamica silenziosa e potentissima.

Filiocrazia: quando comanda il bambino

Viviamo in un’epoca in cui il figlio è al centro. Quella che definisco filiocrazia è una nuova forma di potere familiare, in cui il bambino assume il comando – non perché vuole dominare, ma perché gli adulti, spesso senza volerlo, glielo cedono.

Non parliamo di educazione consapevole, ma di una vera e propria inversione della gerarchia. Il bambino dice “no” e la famiglia si adatta. Non va a scuola? “Ok, non forziamolo.” Non vuole uscire? “Rispettiamolo.” Non riesce a concludere niente? “Pazienza, è fragile.”

Il rischio è altissimo: si trasforma la fragilità in potere, e il disagio in un sistema.

Scuole speciali che i ragazzi evitano

In Svizzera, il PDA è sempre più diffuso. Esistono scuole pensate apposta per chi ha questo profilo, che naturalmente i ragazzi con PDA boicottano, coerentemente con la loro condizione! Ho letto relazioni di queste scuole in cui si parla di tecniche di rilassamento attraverso il gaming, di esercizi al trampolino, di tutto tranne che di materie scolastiche (naturalmente i voti sono aboliti in queste scuole!).

L’assenteismo scolastico: un campanello d’allarme

Non andare a scuola è un campanello d’allarme sociale. Chi non riesce a frequentare, probabilmente non riuscirà nemmeno a lavorare un giorno. La scuola è lo spazio dove si imparano non solo le materie, ma anche la fatica, la relazione, la frustrazione. Se rinunciamo alla scuola, stiamo rinunciando a molto di più, ci stiamo giocando il futuro.

Non basta la sensibilizzazione: serve una direzione

Insegnanti e operatori sono sempre più formati, attenti, empatici. Ma non basta "capire": serve anche guidare. Il rischio, altrimenti, è che l’empatia si trasformi in impotenza. I ragazzi con PDA o Hikikomori non hanno bisogno solo di “spazi sicuri”, ma di adulti che li accompagnino, li contengano, li aiutino a tornare nel mondo.

Non è colpa del bambino. Ma non è neppure solo colpa della società.

Hikikomori e PDA ci mettono davanti a una sfida enorme: capire dove finisce la fragilità e dove inizia l’evitamento, dove serve protezione e dove invece serve confine. È facile incolpare il sistema, la scuola, i genitori o la tecnologia. Ma forse è tempo di smettere di cercare un colpevole e iniziare a chiederci: che tipo di relazione vogliamo costruire con i nostri figli? Vogliamo accettare la realtà che la famiglia non è una democrazia e che i genitori devono esercitare la propria Autorità?

Conclusione: non servono etichette, serve AUTORITA’ genitoriale

Dietro questi comportamenti non c’è “cattiveria”, né “pigrizia”, né “maleducazione”. Ci sono bisogni emotivi, neurodivergenze, storie complesse. Ma anche aspettative sociali, pressioni familiari, e – a volte – genitori troppo soli. La filiocrazia non è un’accusa: è una lente per capire dove siamo arrivati e come possiamo tornare a costruire gerarchie sane, basate non sul potere, ma sulla responsabilità reciproca.

Un contributo ispirato da esperienze, osservazioni e conversazioni nella pratica specialistica.

Ulteriori informazioni su: alschin.blogspot.ch

Ti riconosci in queste dinamiche? Ti è mai capitato di sentirti “in ostaggio” del tuo stesso figlio? Hai mai vissuto il dilemma tra accogliere e dire no? Mettiti sulla strada del cambiamento!


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