Freitag, 5. September 2025

Assenteismo scolastico: tra filiocrazia, oppositività e futuro lavorativo

Assenteismo scolastico: tra filiocrazia, oppositività e futuro lavorativo

Viviamo in un’epoca in cui la filiocrazia – ovvero il potere esercitato dai figli – sembra aver soppiantato il patriarcato senza soluzioni di continuità. Non si tratta solo di una provocazione sociologica, ma di un cambiamento culturale profondo e insidioso. La filiocrazia mina l’equilibrio familiare e spesso si manifesta quando ormai i danni sono già evidenti: bambini e adolescenti assumono il ruolo di piccoli "tiranni domestici", imponendo la propria volontà in ogni ambito della vita quotidiana, senza che gli adulti riescano più a svolgere una funzione regolativa.

Basti pensare a dinamiche sempre più frequenti, in cui i figli:

– Non partecipano agli eventi familiari perché “non si sentono bene” o “devono studiare”.

– Rifiutano di cenare con i genitori perché “sono impegnati”.

– Evitano ogni responsabilità domestica perché “stanno lavorando al PC”

- Il telefonino come una mano. 

Ciò che dovrebbe essere una dialettica evolutiva tra il bisogno di autonomia dei figli e il ruolo educativo dei genitori si annulla. I figli si ritrovano ad avere autonomia senza limiti e potere decisionale senza competenza. È in questo vuoto che germoglia un fenomeno preoccupante: l’assenteismo scolastico, troppo spesso interpretato come una condizione clinica, quando in realtà rappresenta una crisi educativa e sociale.

Bambini oppositivi e assenteismo

In questo contesto si inserisce il fenomeno dei bambini e adolescenti oppositivi, che incarnano sia il ruolo di chi detta le regole sia quello di chi le infrange. Il capovolgimento dei ruoli familiari genera frustrazione, disorientamento e un graduale disimpegno scolastico. Si parla con troppa facilità di “fobia scolare”, di “disturbi da evitamento”, di sigle nuove come PDA (Pathological Demand Avoidance) o di fenomeni come l’Hikikomori. Ma ciò che si osserva è spesso una epidemia silenziosa che erode le fondamenta dell’educazione: il venir meno della scuola come luogo di crescita, confronto e costruzione dell’identità.

L’assenteismo scolastico non ostacola solo l’apprendimento di contenuti: sottrae ai giovani esperienze formative essenziali, come imparare a gestire la frustrazione, affrontare i conflitti, collaborare con i pari, sviluppare resilienza. E la realtà è questa: nessun bambino che abbia abbandonato la scuola ci è mai tornato spontaneamente. Serve un intervento precoce e deciso, prima che il rifiuto si cristallizzi in una condizione cronica.

La scuola come palestra di vita

La scuola è molto più di un’istituzione didattica: è una palestra di vita. È il primo ambiente in cui il bambino esce dal centro assoluto dell’attenzione familiare e si confronta con un mondo fatto di norme, responsabilità e relazioni. È qui che si impara che:

i giorni non sono tutti uguali;

il risultato non dipende solo dal talento, ma dalla costanza;

la fatica ha un valore formativo;

sbagliare è parte del processo.

Oltre a leggere, scrivere e contare, si apprendono competenze trasversali fondamentali: rispettare gli orari, collaborare, accettare i feedback, rialzarsi dopo un errore.

Dal banco al lavoro: una continuità necessaria

Chi non ha frequentato la scuola con regolarità difficilmente riuscirà a inserirsi stabilmente nel mondo del lavoro. Perché il lavoro richiede proprio quelle stesse attitudini: puntualità, adattabilità, senso del dovere, capacità di sopportare la noia e la frustrazione.

Un adolescente che ha accumulato centinaia di ore di assenza rischia di arrivare a questo passaggio impreparato: fragile, disorientato, autodidatta non per scelta ma per rifiuto del contesto educativo. Alcuni coltivano sogni grandiosi – diventare youtuber, influencer, inventori – ma ogni mestiere, anche il più creativo, richiede disciplina, formazione e tempo.

Senza queste basi, il rischio è duplice:

scivolare in lavori precari, ripetitivi, sottopagati;

restare intrappolati in una condizione di dipendenza economica e isolamento sociale.

Conclusione: quale futuro stiamo costruendo?

Un tempo le classi erano piene e nessuno parlava di “rifiuto scolastico”. Oggi, invece, viviamo immersi in tecnologie – PC, social media, intelligenze artificiali – che stanno riscrivendo le regole del presente e, inevitabilmente, anche del futuro.

Come contrastare questa deriva? La risposta non è semplice. Anche la scuola deve evolversi, ma senza rinunciare al suo ruolo formativo. Forse, nel futuro prossimo, solo pochi produrranno ricchezza, mentre altri – definiti “improduttivi” – sopravvivranno grazie a un reddito universale. Ma è questo il mondo che vogliamo?

L’assenteismo scolastico non è un disagio transitorio, né un capriccio dell’infanzia. È una minaccia concreta al futuro, tanto individuale quanto collettivo. Contrastarlo significa:

ristabilire l’equilibrio educativo all’interno delle famiglie, leggi i genitori devono esercitare la propria Autorità, esattamente come un datore di lavoro;

restituire alla scuola il suo ruolo formativo;

accompagnare i giovani verso una vita adulta fondata su responsabilità, competenza e partecipazione.


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